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日志


Uff... Infinitamente disillusa!

Siamo ciò che desideriamo essere, nulla più, nulla meno.
Il vero problema è che la maggior parte degli uomini pensa e desidera da mediocre.

--- Agnese ---

A buon intenditor...

Ieri sera ho scritto un post... che windows mi data come fresco di mattinata...
Va bhè, fa nulla.

La notte ha portato consiglio... ( HO FATTO UN SOGNO DEL CAVOLO E SONO NERVOSA... MA NON HA IMPORTANZA )...

Ho pensato che ... posso ancora fidarmi di quel castello... e a buon intenditor poche parole!

_________________ STOP _________________

C'era una volta un castello....



 
... E i miei occhi sono tornati a bagnarsi di nuovo... Nel buio di una stanza...
Non amo farmi vedere così, ma questa è un'altra batosta... in un anno così difficile e...
... BASTA... non ce la faccio più!

Dico "basta"... li scaccio via... eppure non riesco a smettere di torturarmi con pensieri che mi feriscono di volta in volta, sempre più a fondo... come uncini ben conficcati nella preda... non mi lasciano andare... mi imprigionano...
E mi manca l'aria...

Vorrei tornare indietro... quando non avevano violentato le mie illusioni ed ero ancora capace di fidarmi delle persone...
Non ci riesco... fà troppo male pensare che.... sorridendo magari ti sferreranno il prossimo colpo...
E' già successo... succederà di nuovo! (?)
 
Quando hanno infranto il mio mondo .... mentendomi.... ho avuto come l'impressione di aver sbagliato tutto nella mia vita, ancora una volta!

E poi? Tu da dove inizieresti a mettere il prossimo mattone se sai che di base quel castello è marcio? E' un castello traditore... prima o poi mi ricadrà addosso... dicendomi: " E già successo, di che ti meravigli?"...

Stupida io allora... che in te mi riparo ancora... in attesa che...


Il mio cumulo di silenziose frasi...

Non sempre chi legge guarda bene dietro le parole... e spesso il senso più profondo di un
urlo finisce per essere un cumulo di silenziose frasi!

Parla di chi non sa ascoltare il battito lento del mio cuore.

Parla dei giorni dati in pasto ai cani, dei sogni fatti a pezzi.

Parla di quel che non ho avuto, che non ho, ne avrò mai.

 

Parla dei desideri andati a male, e delle speranze che ho perduto.

Ma ha coraggio, ancora batte, il mio fragile cuore.

Batte lento, il mio cuore, che a momenti si spegne e non lo ascolti più.

Ed intanto parla, parla ancora del tempo che mi apparteneva.

E mentre parla si aggrappa a qualcosa e batte,continua a battere, batte per me!


STOP!

h 02.10

vado a letto... anche se... la mia mente non smette di PENSARE!

Uomo senza tempo.....

Uomo senza tempo...
quando sei andato via mi sono seduta sul letto della mia camera e ho chiuso gli occhi aspettando che tutto si fermasse ...
Ma il mondo non s'è fermato... e io arrabbiata e ferita lo guardavo girare indifferente!
Come può tutto andare avanti come se nulla fosse... se niente potrà mai essere come prima?


NO... NON ME LO SPIEGO...
e forse non va proprio tutto bene!

Ricordo le parole di chi mi ha detto "Io non avrei avuto la tua stessa forza.".
La forza tirata dalle viscere, la forza di darti un ultimo addio e non tremare nella voce e non struggermi negli occhi.

Ma non ho la forza, non ho la forza necessaria per entrare nella tua stanza e non vederti più lì, fragile come per quasi un anno lo sei stato, vulnerabile. Non ho la forza di parlare di te al passato e di dimenticare quanto dolore ci ha uniti...

Una parola, poi un'altra ancora. E per ogni lacrima versata ve ne sono altre cento soffocate.
Per chi? Per cosa? Per essere forte. Per mostrarmi forte almeno.
Coraggio e rabbia nelle parole, forza e ardore, come sempre io... la tua guerriera!

Ora però ho un appiglio in meno, un sorriso in meno accanto a me. Hai scelto di andar via...
Pietra dopo pietra ti hanno tolto la luce che amavi tanto, hanno rinchiuso il tuo corpo in quel rettangolo grigio.

Vorrei trovare qualche parola che riuscisse a spiegare i pensieri che affollano la mente.
Guardo la tua stanza, è tutto così vuoto, quello spazio di dolore che hai ritagliato al destino ti è stato tolto.
E forse ora davvero non posso nulla.
Resto un secondo in silenzio e chiedo a me stessa che sto dicendo?
Sono davvero io?
No, io posso fare qualcosa, io posso ricordarti, posso portarti con me giorno dopo giorno, rivivere la tua persona,
urlare ancora un pò quanto amore resta immutato dentro.

Ed ora, guardando quella foto, se dovessi paragonarti a qualcosa, sceglierei senza alcun dubbio il sole, poichè lascia questo emisfero per brillare più forte e splendente in altri luoghi, più forte altrove, in una vita che non ci è ancora dato di sapere, in una vita diversa, si spera migliore, si crede eterna...

Quando daremo tutto, non riceveremo mai nulla...

"E mi aspettavo sai tutto più facile?E' che nexuno ti insegna a ricevere."
(Quello che mi davi tu- Zero.Assoluto)
 
 

.:Conclusioni:.

"Quando daremo tutto, non riceveremo mai nulla.
 Quando non daremo nulla, riceveremo tutto..."
 
Tradiremo le volte che siamo stati traditi.
E ameremo per tutte le volte che siamo stati amati.
Odieremo per le volte che siamo stati odiati.
E rideremo per le volte che abbiam pianto.
Urleremo in cambio a quelle volte che abbiamo sussurrato.
Parleremo a vuoto tante quante sono le volte in cui abbiamo detto cose sensate.
Saremo ascoltati per le volte che non siamo stati ascoltati e per quelle che abbiamo ascoltato.

Giocheremo con l'ago della bilancia:
Tra odio&amore
Tra rancore&perdno.
Tra follia&razionalità
Tra sogno&relatà.
Tra vita&morte.
Tra felicità&tristezza.
Tra vitttima&carnefice.

E non ha senso se feriremo per le volte che siam stati feriti,
ma
 in fondo siamo solo uomini a questa terra,
uomini vuoti&pieni,
a seconda che l'ago lo voglia,
e quasi mai siam fatti per cose sensate.
In questo gioco di contrappesi&opposti avvicendati,
non sono ne vittima ne carnefice, non ho ruolo,
sono l'ago
...
Sono quella che decide da che parte pendere.

E tu, tu che ruolo giochi?
Il mio l'ho già scelto e qui indietro non si torna, il rimorso non esiste, si vive una sola vita e la si prende come viene, + o meno bene.

Dentro la mia anima una dannazione che l'inferno non ha ancora conosciuto...



Dentro
i miei silenzi ci sono parole che nessuno di voi ha mai voluto ascoltare.
Dentro la mia anima una dannazione che l'inferno non ha ancora conosciuto.
Dentro gli occhi l'umidità di queste mie  assurde lacrime.
Dentro i miei giorni l'angoscia e la tristezza alla quale sono condannata.
Dentro i miei sogni la lontana idea del cambiamento
Dentro la notte più scura il tormento degli uncubi più perfidi.
Dentro la mia vita silenzii, silenzi ed ancora silenzi, perchè ormai le parole non trovan forma.
   
Dentro il cuore la delusione per ennesima bugia...


... E mi tornano in mente vecchie parole ...

Quando non hai altro che vecchie parole, non puoi fare altro che metterle insieme e sperare che dicano qualcosa di nuovo.

Delusa...


Ci sono femmine e donne.

  • Le prime sono di sesso non maschile solo ed esclusivamente per la scienza! Quando apriranno bocca per parlare non si potranno dir donne poiché il loro linguaggio sarà poco consono al costume di una donna. Le femmine sono prive di principi tipici della razza non maschile e per vocazione di vita sono propense a sottrarre, con metodi poco puliti o dando scarso rilievo al fattore umano, l'uomo o maschio (a seconda dei casi) alla donna, poichè le femmine non sono, senza alcun dubbio, le più corteggiate... ma sanno  di non essere  disdegnate dall'essere maschio privo di morale, quindi ANIMALE!
  • Le donne viceversa sono dette di sesso femminile, ma hanno attegiamento consono, dialettica appropriata e sane relazioni con il sesso opposto. Queste seguono solidi principi che mai e poi mai abbandonerranno, in quando Donne...


Tutto ciò... senza essere minimamente apprezzate!

E in quanto DONNA... sono delusa...


E QUANDO A FERIRTI E' LA PERSONA CHE AMI... A CHI TENDI LA MANO PER RIALZARTI? ...

E se da questa vita dovessi scegliere una cosa che ho imparato per tramandarla al più vicino a me, la cosa che sceglieri è rissunta in 4 parole:



Tutti sono lì pronti a pugnalarti non appena ti volti.

Tutti sono lì pronti a puntare il dito per giudicarti.

Tutti, anche un grande amore può metterti in gabbia, guardarti da fuori con superiorità per accusarti di essertici chiuso da sola lì dentro, per poi riempire gli occhi di disprezzo e sputare sull'affetto che hai concesso, senza pensare che un giorno t'avrebbe ferito.



Ebbene si la mente dell'uomo è estremamente fragile, è fatta di una fragilità che non ha limiti, di una fragilità illusa. Illusa che una volta affondato il coltello e poi estratto via, la ferita possa non far male, possa rimaginarsi e sparire, solo perchè ami il tuo carnefice.

Non è così. Se si ama qualcuno ci si ricorda del bene che ci ha fatto ma tanto più delle pene che ci fa patire, perchè mai ci saremmo aspettati che chi abbiamo difeso si sarebbe trasformato nell'assasino del nostro cuore.

Ma io non sono così, la mia mente non è fragile... lo è il mio cuore!

Amare repugno(Ovid.)



Spero tu, lettore distratto, saprai ascoltare le mie parole...
Sto vomitando tutto quanto è nel mio cuore, sperando che non diventi solo un puzzo coperto da segatura, pestata dal passante distratto e disgustato dall'odore dei miei sentimenti.


Odio le bugie, le omissioni, le cose dette a metà... Caxxo quanto le odio! Quando ne sono vittima dentro mi sento morire...

dedicata a chi ... bugie su bugie costruisce la sua vita...

Non dire mai “ti Amo”
se davvero non è quelo che hai dentro
Non parlare mai di sentimenti
se non sono in te
Non tenere mai la mia mano
se stai per spezzare il mio cuore
Non dire mai che “lo farai”
se non hai intenzione di fare il primo passo
Non guardare mai nei miei occhi
se tutto ciò che fai è mentire
Non dire mai “ciao”
se ciò che intendi dire è “addio”
Se davvero intendi “per sempre”
di che per davvero lo farai
Non dire mai “per sempre”
perchè “per sempre” mi farà piangere!

Virginia Anne Weathers

DATE... E RICORRENZE!


TRA QUALCHE GIORNO RICORRE IL MIO COMPLESECOLO A bocca aperta


TRA 7 GIORNI ESATTI PER LA PRECISIONE... CHE SCHIF! 24 ANNI E SENTIRSELI TUTTI, PURE

QUALCUNO IN PIU'Linguaccia!

VA BHE'... SICURAMENTE LO PASSERO' STUDIANDO STATISTICA... LA MIA CROCE ALMENO FINO AL

22... DATA DELL'ESAME!

ALTRO SCHIF! STUDIARE PER IL PROPRIO COMPLEANNO... Sarcastico FANCULO!

PER FORTUNA CHE... C'E' SEMPRE IL MIO AMORE A MIGLIORARMI TUTTO...

SI CHE PER COLPA SUA DA IENA CHE ERO STO DIVENTANDO UN AGNELLINO, PERO'...

NE VALE LA PENA!

PS: FOR ME...




--> Testo + Traduzione Decode (Twilight Sound Track) Paramore <--

How can
I decide what's right?
When you're clouding up my mind
Can't win your losing fight all the time
Not gonna ever own what's mine
When you're always taking sides
You wont take away my pride
No not this time

Not this time
How did we get here?
I use to know you so well
How did we get here?
Well, I think I know




The truth is hiding in your eyes
And its hanging on your tongue
Just boiling in my blood,
But you think that
I can't see
What kind of man that you are
If you're a man at all Well,
I will figure this one out on my own
(I'm screaming "I love you so..." But my thoughts you can't decode)

How did we get here?
I use to know you so well How did we get here?
Well, I think I know

Do you see what we've done?
We're gonna make such fools of ourselves
Do you see what we've done?
We're gonna make such fools of ourselves

How did we get here?
I use to know you so well
How did we get here?
Well, I use to know you so well

I think I know
I think I know
There is something that
I see in you
It might kill me
I want it to be true





TRADUZIONE

Artista: Paramore
Titolo Originale: Decode
Titolo Tradotto: Decifrare

Come posso decidere cosa è giusto
Quando tu annebbi la mia mente?
Non posso vincere la tua battaglia persa tutto il tempo
Come posso appropriarmi di ciò che è mio
Quando tu sei sempre sulla difensiva?
Ma non porterai via il mio orgoglio, no non questa volta
Non questa volta

Come siamo arrivati qui?
Ti conoscevo così bene
Ma come siamo arrivati qui?
Penso di saperlo

La verità si nasconde nei tuoi occhi
E resta in attesa sulla tua lingua
Ribolle nel mio sangue, ma tu pensi che io non veda
Che tipo di uomo sei, se sei un uomo
Allora questo lo scoprirò da sola

Sto urlando che ti amo
Ma tu non puoi decifrare i miei pensieri

Come siamo arrivati qui?
Ti conoscevo così bene
Ma come siamo arrivati qui?
Penso di saperlo



Vedi cos'abbiamo fatto?
Ci stiamo prendendo gioco di noi stessi
Vedi cos'abbiamo fatto?
Ci stiamo prendendo gioco di noi stessi

Come siamo arrivati qui?
Ti conoscevo così bene
Ma come siamo arrivati qui?
Penso di saperlo

C'è qualcosa che vedo in te
Potrebbe uccidermi
Voglio che diventi realtà



  



In bianco e nero, per denunciare le morti sospette della Facoltà di Farmacia di Catania... in memoria di Emanuele!


CHI VIVE NEL RICORDO, NON MUORE MAI!


Continuano a chiamarle morti bianche, anche se di bianco non hanno proprio nulla. Non c'è nulla di candido o di "fatale" nella morte sul posto di lavoro. Non è una tragedia inevitabile. Quasi sempre ci sono delle responsabilità molto più materiali di quanto si creda.

Ma nella maggior parte dei casi siamo abituati a morti pressoché istantanee, soprattutto nelle fabbriche chimiche o metallurgiche o in qualche cantiere edile. In molti casi non si ha nemmeno il tempo di capire cosa sta accadendo. Una caduta dai piani alti, un incendio improvviso, una fuga di gas. Il tempo di qualche istante.
Probabilmente è ancora più terribile, invece, quando la morte ti raggiunge giorno dopo giorno, quando la vedi prendere possesso pian piano del tuo corpo, fino a toglierti tutte le energie. Ma tu sei lì, e non ti perdi un solo istante di questo delirio surreale.

Emanuele Patané nel dicembre 2003 aveva 29 anni. Giovane ricercatore nel laboratorio di farmacia nell'Università di Catania, laureato con 110 e lode. Lui quel luogo lo chiamava "il laboratorio della morte". E' il laboratorio che gli ha causato un tumore al polmone. E nel giro di un anno ha perso la vita.

La descrizione che ha dato nel suo diario di quel luogo lugubre lascia senza fiato: una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano. A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: “Quel laboratorio sarà anche la mia tomba”.

Ma il suo non è un caso isolato, soprattutto in quella università e in quello stesso laboratorio. Quell'ambiente è stato un vero e proprio serial killer: 5 morti e 12 ammalati . Lì dentro il laboratorio di farmacia dell’Università di Catania nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, “Lele” Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l’altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all’encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all’esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone. 

Il diario di Lele Patanè è finito pochi giorni fa agli atti del relativo processo per omicidio colposo plurimo e lesioni. Il diario in cui raccontava anche i sistemi parentali e clientelari che stavano alla base di tutte le domande per le borse di studio. A cui, naturalmente, aveva dovuto rinunciare, anche se unico candidato, perché ammalato di tumore (uno strano metodo di selezione per decidere a chi dare l'aiuto statale).

“Quello che descrivo è un caso
dannoso e ignobile di smaltimento di rifiuti tossici e l’utilizzo di sostanze e reattivi chimici potenzialmente tossici e nocivi in un edificio non idoneo a tale scopo e sprovvisto dei minimi requisiti di sicurezza”. Così Emanuele comincia le cinque pagine datate 27 ottobre 2003, tre mesi prima della sua morte. È stato l’avvocato Santi Terranova a consegnare in Procura il tragico diario ritrovato nel computer del giovane ricercatore. Nei giorni scorsi, dopo aver sentito del sequestro del laboratorio disposto dal procuratore di Catania Vincenzo D’Agata, l’anziano padre di Emanuele, Alfredo Patanè, 70 anni, si è ricordato di quelle pagine lette nel pc del figlio.

Ora non ci resta che attendere l'ennesima pronunciazione dell'ennesimo tribunale per l'ennesimo processo colposo per morte sul lavoro. Anche se giustizia, in un modo o nell'altro, non potrà mai essere fatta.

Non stiamo parlando di cantieri questa volta, ma voglio chiudere comunque riportando le più che mai azzeccate parole di Andrea Rivera sugli ormai celebri tornelli di Brunetta: "Io li piazzerei all'ingresso dei cantieri: così si vede quanti operai entrano la mattina e quanti ne escono la sera".